A proposito di Sodoma

Molti di voi avranno già sentito parlare della città biblica di Sodoma, il cui mito è spesso usato come evidenza della condanna che Dio, Yahweh o Allah riserverebbero alle persone omosessuali (o agli atti omosessuali, a seconda delle interpretazioni).

Personalmente trovo ridicolo fondare la propria bussola morale in uno qualsiasi dei libri sacri delle tre religioni abramitiche, considerata l’evidente immoralità di molti dei loro messaggi. Tuttavia, nel caso non la pensiate così o semplicemente siate interessati all’argomento come lo sono io, eccovi un tentativo di esegesi critica.

Andiamo con ordine: Sodoma (insieme a Gomorra e altre città minori) sarebbe stata una città situata nei pressi del mar Nero, la quale sarebbe stata distrutta con una piuggia di fuoco dalla divinità a causa dell’empietà dei suoi abitanti. Che non sono mai chiamati omosessuali. Neanche una volta.

Il testo biblico, infatti, non parla mai di omosessualità; come potrebbe? Il concetto di orientamento sessuale non esisteva ancora, e sarà concepito solo molto più tardi, intorno al 1800 d.C.

Considerata la vaghezza con cui viene definita la colpa dei “Sodomiti”, quindi, il mito diviene infinitamente interpretabile, ma esistono vari motivi per dire che l’omosessualità o l’immoralità sessuale non fossero effettivamente l’originale peccato della città.

Alcuni di voi conosceranno Lot: l’unico essere umano che, con la sua famiglia, riesce a salvarsi dal giudizio divino. Al suo nome si ispira il “GruppoLot”: associazione cattolica che offre seminari di “cura” per le persone omosessuali e tra cui spicca Luca di Tolve, musa ispiratrice di Giuseppe Povia.

Lot, unico uomo giusto di Sodoma, viene visitato da due angeli emissari di Dio. Gli abitanti di Sodoma, ostili agli stranieri, bussano alla sua porta con l’intento di abusare dei due estranei. Lot, che ripeto, sarebbe l’ultimo uomo giusto di Sodoma, offre le sue due figlie vergini in cambio della salvezza dei due angeli. Il “baratto” non va a buon fine, ma il solo fatto che sia stato proposto non solo getta un ombra su Lot e sulla moralità del messaggio biblico in generale, ma anche sulla presunta omosessualità dei sodomiti.

Per questo ed altri motivi, molti studiosi considerano l’inospitalità (al tempo molto più importante rispetto ad oggi), o la violenza contro gli stranieri, come il peccato originale di Sodoma. Sarebbe stato solo in seguito all’affievolirsi dell’importanza del concetto di Hospitalitas che i sodomiti cominciarono a diventare omosessuali.

In effetti, é solo nel 390 d.C. che la legislazione dell’ormai cristiano impero romano introduce la pena di morte per i prostituti omosessuali, non a caso per mezzo del fuoco, sul modello del mito biblico. Con l’inasprirsi dello stigma sociale nei confronti dell’omosessualità si altera, a volte completamente, il significato del testo biblico.

Il Corano ricalca la stessa tendenza della tradizione cristiana: essendo stato scritto molto più tardi (tra il 600 e il 700 d.C.), la condanna dell’atto omosessuale tra uomini (scusate lelle, voi non siete menzionate) è esplicita, ma rimane l’assurda vicenda di Lot, di cui viene (per quanto sono riuscito a ricercare) taciuto il sequel: lo stupro di Lot, ubriaco, da parte delle due figlie, le quali, disperate per la poca disponibilità di mariti, decidono di avere in questo modo una discendenza.

Quanta moralità.

 

 

 

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