“Carol” parte seconda. Dall’inglese all’italiano

In gergo giornalistico si chiama “buco”: si tratta di quell’evenienza – tutt’altro che rara – per cui qualche collega si impegna a scrivere prima di te una notizia particolarmente interessante, a cui tu non sei ancora arrivato, e se sei particolarmente sfortunato – nel caso si tratti di un concorrente – ci riesce anche molto meglio di te, togliendo verosimilmente una bella fetta dell’interesse a quello che stai scrivendo, a meno che tu non riesca ad aggiungere qualcosa.

Ecco, questo post è, in buona parte, un pezzo bucato; La differenza è che noi di Gaystatale, e io nello specifico, godiamo di una fortuna. Non siamo stati anticipati da un concorrente, ma da una bravissima collega.

Quindi, se state leggendo questo post per primo, fermate immediatamente lo sguardo prima delle righe sottostanti e andate a leggere prima il suo articolo, qui.

Fatto? Bene, adesso potete anche procedere.

Chi scrive si è fatta trascinare dalla incipiente Carol-Mania di questa alba di 2016 da molto prima che il film uscisse, con accenti che hanno anche del maniacale.

Avevo letto il libro, e sfido a trovare una sola fanciulla della comunità LBT che avendolo letto non aspettasse il film quasi quanto la donna della sua vita.

Aggiungiamoci una Cate Blanchett meravigliosa come è ormai abitudine, e una Rooney Mara che poteva solo sorprendere, e il cocktail letale è servito

Tralascio i paragoni con il libro, che potrebbero richiedere un terzo post a se stante, limitandomi a far notare semplicemente che la sceneggiatrice, Phyllis Nagy, ebbe una relazione esclusiva con Patricia Highsmith, l’autrice del “Prezzo del sale”, (titolo quantomai evocativo), e che quindi le relazioni fra le due forme sono da interpretare necessariamente nel quadro di una attenzione particolare al libro originale, e alla sua autrice.

Fatto salvo questo, torno a concentrarmi sul film, sulla scorta delle riflessioni di Eva.

L’ansia cui accennavo sopra, mi ha portato a trovare il modo di vedere questo film nella sua versione originale, prima di poterne vedere la resa nostrana, quindi provo a raccontarvi cosa succede se li si vede in questo ordine.

Avendo voi letto prima l’articolo di Eva – non lo avete fatto? Tornate immediatamente al punto di partenza e fatelo! – so che sapete già la trama, quindi procedo.

Seguiamo Carol e Therese, insieme, in una sequenza fondamentale, prima ancora del primo incontro. Una scena che, nella costruzione ad anello della storia, tornerà, e sarà fondamentale.

Primo piano. Contro campo. Sguardi lunghissimi e densi. Si sono dette poche parole, a voce bassa. Carol si alza, poggia una mano sulla spalla di Therese e si allontana. Therese si guarda la spalla, a lungo. Sospira. Poi la vita ricomincia, il mondo fuori scorre, ma non conta più.

Il film potrebbe quasi essere tutto qui. E’ già successo tutto, a questo punto, e deve ancora succedere tutto. Dentro e fuori dalla storia.

Quando Carol ricompare, siamo al primo incontro: E succede la cosa fondamentale, rispetto all’analisi delle relazioni tra le protagoniste. L’asse del film, che in italiano si sposta.

Carol sussurra. Ogni parola è un sussurro. Dal tacchino troppo cotto ai trenini elettrici, tutto è detto piano, con dolcezza. Con pudore. Con amore, già qui. Tutto diventa sensuale, nobilmente sensuale.

Alla seconda sequenza, siamo già tutte con Therese, su un altro pianeta, già innamorate perse.

Quando Carol dice il suo nome, che suona quasi come una preghiera, come un parola magica, gli ormoni sono già schizzati nell’iperuranio, la lacrima è già in canna, il fumetto col cuoricino sulla testa di tutti gli spettatori, etero compresi.

Per un secondo ti chiedi se è un atteggiamento calcolato, il secondo successivo decidi che non te ne importa assolutamente niente.

Le pochissime parole sussurrate ti spingono all’attenzione a tutto il resto. E allora ogni lungo sguardo, ogni mano che si appoggia o che si sfiora, ogni “would you” è già una dichiarazione d’amore. D’amore, non di qualcos’altro.

Si stanno scoprendo, si, loro, come hai fatto tu da adolescente, guardando o immaginando qualcuna con gli stessi occhi o gli stessi gesti.

Se però quella fase l’hai già passata, ti metti quasi a ridere, come sorridevi bonariamente quando la tua amica-che-non-vuole ammettere-di-essere-lesbica ti chiedeva, dandoti di gomito e a bassa voce “ma forse vuol dire che..” si tesoro, vuol dire proprio quello.

E allora le naturali conseguenze quasi te le aspetti, non hai bisogno che si bacino, perchè lo hanno fatto sfiorandosi le spalle, mettendosi un profumo. Togliendo una giacca. E riesci ad emozionarti per ogni gesto, l’enfasi è già tutta lì.

Raccontare con delicatezza non è cerchiobottismo o pruderie hollywoodiana, è la forza di un amore reale che si scopre nei piccoli gesti. Come nella vita, non come in un film.

Ed è ovvio e naturale che il film diventi costruito interamente su Carol-Cate, che Therese quasi scompaia, o appaia delle due quella più distaccata, quella che prova ad andare più piano. Paradossalmente, appare la più matura, malgrado le lacrime. Viene sedotta da una donna che “non ha mai saputo cosa sta facendo”, non le viene “sbattuto in faccia” un potere seduttivo consapevole. Si fa travolgere, certo, perchè non può evitarlo.

A chi come me sia anche solo un minimo romantico, è inevitabile parteggiare per Carol. Compatisci il sacrificio che un uomo mostruoso e possessivo la sta costringendo a compiere, empatizzi con lei.

E la forza della rivendicazione di sè stessa, che è probabilmente il picco del film, deflagra con la potenza di una bomba.

Una donna che appare così sicura all’esterno, ma che hai scoperto fragile, che stavolta quasi grida, o comunque non abbassa lo sguardo, e rivendica di non volersi più nascondere, di poter fare del bene a chi ama soltanto essendo davvero sè stessa, ha in una battuta sola la forza di interi film “politici” sulle battaglie per i diritti; in un momento in cui, è importante non dimenticarlo, riportare quella frase fuori dalla stanza sarebbe equivalso al carcere, o al manicomio. Uno dei coming out più belli che siano mai stati scritti, e forse che si potessero scrivere. Ed è a quel punto che capisci che quell’amore può durare.Perchè superato quello scoglio, può succedere di tutto, ma uscite dall’armadio non si torna più indietro. Therese non è più una bambina che fa perdere la testa a una donna adulta in cerca di emozioni. E’ l’incontro che cambia una vita. Anzi, due. Quella di Carol, e la sua.

La Therese su cui si riaccendono le luci della sala è una donna maturata, che finalmente sa scegliere per sè. Capace di dire no se le si chiede troppo, ma anche di dire convintamete si, nel pieno della sua lucidità, a quello che conta davvero. Ed è ovvio che tocchi a lei, l’ultima parola. Che il gesto d’amore “ultimo” di Carol sia lasciare a lei la scelta decisiva.

Ad arricchire, due interpretazioni sontuose, soprattutto quella di una Blanchett che di algido non ha più nulla. Semplicemente è capace di rendere viscerale una passione, e di mostrarla senza farne una maschera da commedia dell’arte.

Rivedere questa storia in italiano – in una traduzione molto fedele, dal punto di vista linguistico – ribalta il punto di vista. E’ bastato fare un cambiamento banale come modificare il tono della recitazione, a far cambiare completamente il film. Non lo tradisce, questo no. Ma l’obbiettivo della camera diventa di colpo Therese. E’ lei la ragazza innamorata, che ritrova la sua vera età. E Carol diventa una donna lucida, consapevole. Più arrabbiata, anche. Non è un film peggiore. E’ una storia diversa, che come tale andrebbe guardata. La forza della storia che Haynes ha voluto raccontare, è che è vera comunque la si ponga.

E’ un film capace come pochissimi altri di essere rappresentativo umanamente, e potentemente politico, senza mai bisogno di calcare la mano. Un pregio che – al di là dei riconoscimenti che ci si augura possa ottenere – pochissime storie possono vantare. Godetevele entrambe, e provate a scoprire in quale delle versioni vi rispecchiate di più

Sharing is caring!

Written by:

2 Comments

  1. Anonimo
    8 febbraio 2016

    splendido articolo!

  2. Anonimo
    28 febbraio 2016

    Sono pienamente d’accordo con te, Chiara. La tua analisi è perfetta. Infatti sto cercando, senza saperlo e tu me ne hai dato la conferma con il tuo articolo, il film in originale. Perchè sono convinta che dall’interpretazione di Cate Blanchett si sveleranno molte più finezze che non dal film in italiano. Cate – Carol ha una potenza interpretativa che ti travolge. Complimenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.