Noi e gli altri: relazioni e famiglie in culture diverse. Parte 1

E’ difficile estendere un concetto puramente occidentale (l’idea dell’ esistenza di un orientamento sessuale nasce verso la fine del 1800 in Occidente) a culture che possono interpretare la sessualità e le relazioni coniugali in maniera completamente diversa della nostra. Parlare di relazioni, famiglie, omosessualità -ma anche di eterosessualità – in culture che non sono la nostra non può che essere un operazione di ricerca di somiglianze, analogie e richiami. Per quanto possa sembrare pretenzioso, non posso non invitarvi a considerare le parole che userò in maniera “Wittgensteiniana“, ovvero come prive di una definizione strettamente formale. Userò termini come matrimonio, omosessualità, marito, ma bisogna ricordare che esse sono parole pesantemente interconnesse alla rete di valori, significati e rappresentazioni della nostra società, e che sono applicabili ad altre culture solo in virtù di parziali somiglianze, e in mancanza di termini migliori. Bene, ora che ho sfogato le mie pippe mentali da wannabe-antropologo, cominciamo.

Nativi americani e Two-spirits

In gran parte delle società native del nord-america, possiamo ritrovare una figura che richiama fotemente ai temi dell’omosessualità e del transgenderismo: i two-spirits. I two-spirits, spesso considerati un terzo genere sociale all’interno della cultura nativo-americana, sono persione che esprimono sia tratti femminili che maschili, realizzando un connubio variabile e cangiante dell’uomo e della donna. Spesso (ma non solo, come tra i Mohave) di sesso maschile, i bambini che esibiscono “segni di essere two-spirit” (secondo gli standard del gruppo sociale a cui appartenevano) venivano cresciuti come tali. Una volta adulto, il two-spirit rappresenta una figura ben rispettata, spesso dotata di poteri mistici o autorità religiosa.
Cosa per noi più interessante è che il Two-spirit, in virtù della propria identità molteplice, può assumere il ruolo di moglie (o, nel caso si tratti di un two-spirit femmina, di marito), e in alcune società si nota una vicinanza tale al genere femminile da arrivare alla simulazione della gravidanza o delle mestruazioni. Ovviamente non possiamo certo dire che il two-spirit è in tutto e per tutto un esempio di omosessualità come noi la intendiamo; bisogna per esempio notare che siamo comunque di fronte a matrimoni tra moglie e marito, e non tra marito e marito o moglie e moglie. Per di più non possiamo essere certi che il two-spirit sia effettivamente omosessuale (ricordiamoci che non esiste, in questo contesto, l’omosessualità intesa come identità); potrebbe benissimo essere una struttura sociale che ha a che fare solo in parte con gli effettivi gusti sessuali dei coniugi. Allo stesso modo, il two-spirit non è strettamente trans-gender, perchè non compie un percorso da un genere ad un altro, ma può essere considerato un genere a sè (Rescoe, che studia i mohave, ne identificava 4: Male, Female, Alya e Hwame).
Sta di fatto che il two-spirit rappresenta un forte esempio di come un rapporto affettivo e sessuale tra persone dello stesso sesso possa essere tranquillamente inserito nella visione del mondo di una società. Con buona pace degli europei, che, una volta entrati in contatto con questa realtà, non riuscirono a vedere l’importante valore che questa figura avesse all’interno della società nativa, e la bollarono come “abominio”, “innaturale” e “diabolico”, affibiando ai two-spirits il nome denigratorio di “berdache“.

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Una ragazza Mohave

 

 

 

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