La questione dei “bagni transgender” nelle scuole.

Abbiamo tutti letto di come Donald Trump abbia revocato la normativa (redatta dal suo predecessore Obama) che proteggeva il diritto degli studenti transgender ad usare bagni e spogliatoi scolastici in base alla propria identità di genere e non al proprio sesso di nascita.
D’ora in poi le decisioni al riguardo saranno affare dei singoli stati, che potranno decidere quindi di non applicare più questo tipo di protezione.
Ma perchè questa normativa, ora annullata, bersagliava specificatamente le scuole?

Parlando in generale, non esiste un modo pratico di verificare il sesso di nascita di chi entra in un bagno pubblico, e la stragrande maggioranza delle persone non si accorge nemmeno se una persona transgender entra nella stanza. A molti nemmeno interessa; è un cesso: entri, pisci, esci. Punto.

Chissà quante volte gli stessi sostenitori di Trump avranno pisciato nello stall a fianco di un o una transgender, eppure continuano a comportarsi come se in qualche modo una semplice legge potesse imporre a chicchessia di usare un bagno al posto di un altro; io stesso con un po’ di contouring e due gomitoli di lana posso entrare senza troppi sguardi nella sezione donne. Insomma, una norma come quella di Obama pare avesse poco senso…

L’unico luogo, però, dove una legge del genere avrebbe qualche effetto, è la scuola.
A scuola ti conoscono tutti, o perlomeno tutti sanno che prima avevi un nome diverso. A scuola lo capiscono che in bagno è entrata una persona transgender, perchè è da anni che vivono negli stessi ambienti, e spesso gli studenti “T” hanno appena iniziato la transizione. In un contesto del genere chiunque può dichiarare apertamente la propria disapprovazione, magari anche ad un’autorità.
E’ questo il vero problema: la scuola è il luogo in cui le persone transgender (e LGBT in generale) sono più vulnerabili, l’unico ambito in cui i conservatori possono attaccare direttamente quei ragazzi che ritengono mostri.
Falsissimi e ipocriti paladini del “qualcuno pensi ai bambini!” questi individui vogliono effettivamente permettere e favorire il bullismo verso i giovanissimi “T”, che sono già tra i soggetti più a rischio di violenza e abusi nell’ambito scolastico e che hanno particolarmente bisogno che le istituzioni non li tradiscano.
Una risoluzione come quella di Trump potrebbe costringere addirittura alcune persone all’outing nel momento in cui entrano in bagno in una nuova scuola, con conseguenze potenzialmente disastrose.

La revoca della protezione di questi allievi non è mai stata un metodo, come dicono i suoi sostenitori, di “riaffermare l’ordine naturale delle cose”, perchè non ha nessun potere (nè potrebbe averlo) fuori dalle scuole. E’ semplicemente un sistema becero e inutile per creare un problema, inesistente nella quotidianità, da poter sfruttare politicamente e grazie al quale a rimetterci saranno dei bambini.

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