Principi di Yogyakarta

Carissimi lettori,


Quelli fra voi che partecipano ai nostri incontri sanno quanto la
lotta all’omofobia e alla transfobia sia un tema a cuore a noi di Gay Statale, proprio per questo oggi volevo portare alla vostra attenzione una serie di documenti poco conosciuti (ahimè), ma di enorme importanza: i principi di Yogyakarta.

Come sappiamo benissimo (ripeto: ahimè!) le persone omosessuali e transessuali (e tutto il codice fiscale LGBTQIA) sono oggetto di una serie di violenze e soprusi in tutto il mondo: pena di morte, tortura, stupro, bullismo, invasione della privacy, discriminazione in ambito lavorativo, sociale, educativo, etc. Ciò ha spinto una serie di esperti delle Nazioni Unite a ritrovarsi dal 6 al 9 Novembre 2006 a Yogyakarta, Indonesia, per stilare una serie di principi imprescindibili riguardo l’orientamento sessuale e l’identità di genere, una sorta di guida universale ai diritti umani delle persone omo e transessuali che stabilisce degli standard internazionali a cui tutti i paesi dovrebbero aspirare. Una promessa di libertà ed uguaglianza, per ora ancora non rispettata.


Vi faccio un breve
résumé dei diversi articoli:


I primi 3 riguardano il
diritto alla felicità, alla non discriminazione e all’uguaglianza davanti alla legge universale. Sono infatti ancora 79 i paesi dove l’omosessualità viene criminalizzata e 7 i paesi che la penalizzano con la morte; vi lascio un link molto interessante del  WashingtonPost.com.


I
principi di sicurezza umana e personale (4-11) si concentrano sul diritto alla vita, alla libertà, alla privacy, all’accesso alla giustizia, all’abolizione della tortura e di ogni forma di violenza. Un paio di mesi fa, Andrea ed Emanuele hanno intervistato proprio su Radio GayStatale un ragazzo esule egiziano, scappato per evitare il carcere e i lavori forzati (andate a cercare il podcast!). Per chi non lo sapesse, infatti, nel 2004 un ragazzo appena diciassettenne ha ricevuto una condanna a 17 anni di carcere, di cui due di lavori forzati, per aver pubblicato il suo profilo personale su un sito d’incontri gay; questo ovviamente non è che un singolo episodio fra gli innumerevoli che potremmo menzionare in un modernissimo Egitto, a due passi da noi, che nell’aprile dell’appena passato anno ha sentenziato “No ai Gay stranieri, giusto cacciarli” (tanto, ma chi ci voleva andare a vedere le piramidi, noi preferiamo le torri, giusto, Freud?) .


I principi 12-18 si concentrano sulla discriminazione nella sfera economica, sociale e culturale, stimolando all’uguaglianza in ambito lavorativo, abitativo, educativo e sanitario. Non sono passati neanche sei mesi da quando, a Monza, un ragazzo di sedici anni è stato mandato fuori dalla classe perché omosessuale. Ce ne ricordiamo (e incazziamo) ancora, vero?

Gli articoli 19-21 enfatizzano la libertà di espressione, opinione e associazione, supportando la possibilità personale di manifestare apertamente la propria identità e sessualità, senza ripercussioni di sorta da parte della società. Il Pride di quest’anno in Turchia ci dice qualcosa? La polizia turca che reprime i manifestanti pacifici con cannoni d’acqua, gas e cariche vi fa suonare qualche campanello?

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I principi 22-23 garantiscono la libertà di movimento e di asilo politico per chi si sente perseguitato nel proprio paese per la propria identità sessuale e di genere. Grande Canada che ha aperto da poco le porte anche ai gay siriani a rischio di jihadismo.

Gli articoli sulla partecipazione attiva nella vita culturale, sociale e familiare (24-26) garantiscono alle persone trans e omosessuali la possibilità di creare nuclei familiari autonomi, partecipare negli affari pubblici e nella vita culturale della comunità senza discriminazioni di sorta. SOS: Renzi, stai leggendo?

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Probabilmente no!

Il principio 27 garantisce la difesa e la protezione di chi si batte per garantire diritti umani a individui transessuali e omosessuali, mentre gli articoli 28 e 29 garantiscono la punibilità per chi commette reati contro persone omosessuali e transessuali e il diritto al risarcimento per le vittime di tali atti.


Per ulteriori informazioni, vi rimando al sito internet dei principi di Yogyakarta.
A rileggerci,

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