Problematiche velate del bullismo omofobico

Parlando di prevenzione del bullismo omofobico bisogna avere ben presente le caratteristiche che rendono questo tipo di fenomeno estremamente peculiare e quindi difficile da comprendere per chi non ha sperimentato una situazione paragonabile.
L’orientamento sessuale, infatti, è una caratteristica “speciale” tra quelle che possono essere prese di mira dai cosiddetti “bulli”.

In primo luogo è invisibile. Nessuno sa che sei gay o lesbica (o transgender, ma per ora limitiamoci all’orientamento sessuale, per semplicità) a meno che tu stesso non lo dichiari. Questo significa che la vittima raramente è presa di mira a causa del suo effettivo orientamento sessuale, ma a causa di una presunta omosessualità. Siccome la sessualità non è palese, infatti, le persone (soprattutto i più giovani) si impegnano per apparire eterosessuali nelle maniere, nel modo di parlare e nel vestire. Di conseguenza, siccome l’eterosessualità diviene mera performance, anche gli eterosessuali possono essere vittima di omofobia; basta un polso rotto di troppo. La vita di una giovane “velatah”, diviene così un’ossessiva ricerca di mascolinità (o femminilità per le lesbiche, immagino); dal giocare a calcio all’apprezzare il “culo a mandolino” di quella gnocca della compagna di classe x.

La conseguenza più grave di questa “invisibilità” è che un giovane LGBT può benissimo avere come amici, familiari o insegnanti, delle persone apertamente omofobe. Chi non ricorda i “frocio” che volavano a destra e a manca, usati come un insulto qualunque e non necessariamente per cattiveria? Io, per esempio, avevo nel mio gruppo di amici una persona che, per far ridere, insinuò che, dopotutto, Hitler almeno aveva ucciso i “froci”.
Gli stessi familiari e le figure di riferimento di una persona LGBT possono facilmente diventare i “bulli” più agguerriti, proprio in virtù del rapporto significativo che rappresentano.
In un contesto simile un’ ipotetica vittima rinuncia a cercare aiuto proprio perchè non vede intorno a sè una persona a cui rivolgersi. In questo caso anche l’istituzione della famiglia fallisce miseramente come sistema di supporto, ed è necessario per la scuola fornire un’alternativa.

Un’altro importantissimo fattore è che la nostra sessualità ci si manifesta solamente durante la pubertà. Da un momento all’altro le parole che tu stesso usavi per schernire chi non ti andava a genio o per prendere in giro gli amici cambiano lealtà e il loro significato ti si rivolta contro. Cresciuto in un contesto generalmente omofobico al quale aderisci ancora, come tutti gli altri bambini, ti ritrovi a fare i conti con una sessualità che non è descritta se non con insulti; insulti che tu stesso usi o hai usato senza problemi. E’ qui che ha origine quella che chiamiamo omofobia interiorizzata: un profondo disagio rivolto verso sè stessi e la propria sessualità.
Questo significa che esiste un pericolo particolarmente alto che la vittima inizi a pensare di “meritarsi” la violenza. Non è colpa degli altri che odiano i gay, perchè quello è normale, ma è colpa tua che lo sei. La stessa idea di dire a qualcuno che ti attaccano anche solo perchè pensano che tu sia gay è qualcosa che ti mette estremamente a disagio, perchè anche solo per ipotesi ti associa a ciò che consideri assolutamente vergognoso e sporco; ma così la tua bocca rimane chiusa, e nessuno può neanche sospettare cosa succeda dentro quel bomber Lumberjack dalla studiata eterosessualità.

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