Quanto è sexy l’idea che l’omosessualità sia una scelta.

Se appartenete almeno ad una delle varie specie di unicorni magici della scuderia LGBT, o se nutrite per loro un interesse puramente zoologico, vi sarà allora familiare il cosiddetto “argomento della scelta”.

Tra coloro che preferiscono i propri equini senza corna, infatti, non è rara la convinzione che, in qualche modo, l’orientamento sessuale o l’identità di genere, siano appunto una scelta.

Indipendentemente da quanto stupido suoni il concetto, da quanto facilmente possa essere dimostrato falso, e da quanto riveli una latente bisessualità di chi lo sostiene, c’è un chiaro motivo per cui possiede un così elevato appeal.

In primo luogo, l’argomento della scelta permette di mantenere la convinzione che l’omosessualità sia qualcosa di “reversibile”, o comunque di “artificiale”. In altre parole, se l’omosessualità è una scelta allora è “sovrannaturale”, accessoria. Questo modo di pensare ci salva dal considerare che sia la natura quella da “imputare” (e quindi il suo ipotetico creatore, che non potrebbe commettere errori).

In secondo luogo, credere che l’omosessualità sia una scelta ci salva anche dall’angoscia di considerare che i nostri conoscenti, amici, e soprattutto i nostri figli, possano essere gay. Se infatti condividono le nostre idee, vuoi perchè li abbiamo istruiti in una certa maniera, vuoi perchè posseggono un simile sistema valoriale, allora non “sceglieranno” mai di essere gay, perchè sanno che si tratta di una decisione sbagliata. Così, chi sottoscrive a questa ideologia, può continuare a crogiolarsi nell’ipotetica bolla di assoluta eterosessualità che è la sua sfera sociale, all’interno della quale, ne è certo, non ci sono e non ci saranno mai certe aberrazioni del genere umano.

Questi due argomenti, tuttavia, non sono lontanamente sufficienti a spiegare il motivo per cui questo argomento sia così infinitamente sexy agli occhi di molte persone.

Il vero motivo per cui l’argomento della scelta ha le tette più sode di quelle di Megan Fox, è che se essere gay è una scelta, allora se lo sei è colpa tua.

Questa è la lingerie di pizzo che manca perfino alle teorie riparative di Nicolosi. Se essere gay è colpa tua, allora il mio odio e la mia violenza sono giustificate e legittime, perchè sto semplicemente punendo le tue colpe. In questo modo, la mia iniziale reazione di disgusto nei tuoi confronti diviene non solo ragionevole, ma anche perfettamente etica, ed io posso evitare di confrontarmi col fatto che tu, a me, non hai fatto nulla. A nessuno piace odiare qualcuno per quello che è, così la colpa diviene lo strumento narrativo che permette all’omofobo di separarsi dal razzista, perchè pensare a sè stessi con una svastica al braccio non va più di moda.

Alla fine, se qualcuno vi dice che avete scelto di avere quel corno sulla fronte, vi sta semplicemente informando che lo dovreste coprire con un cappuccio bianco, proprio come fa lui. Questioni di stile, immagino.

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