Solo 10 sale in Italia per “Weekend”: film LGBT. Perchè?

Chi di voi conosce il film Weekend?
Se tra voi pochi, immaginate quanti tra quelli a cui, giustamente, il cinema d’essai LGBT non interessa.
Weekend, infatti, sebbene sia ben recensito online, ha tutte le caratteristiche del film di nicchia, compresa, come potete immaginare, la distribuzione relativamente limitata.
Dieci.
Dieci cinema nell’intero stivale.

Ok che, dopo Carol e The Danish Girl, può darsi che il pubblico, anche quello lgbt, si sia un po’ stancato di lelle, frocie e affini, ma dieci cinema in tutta la nazione sembra un risultato un po’ magro, addirittura scheletrico.

È la casa di produzione a denunciare il fatto. La CEI, infatti, per il potere conferitole dai cappelli buffi, ha proibito la sua proiezione nelle sale sotto l’illuminato dominio della Commissione Nazionale Valutazione Film, considerando la pellicola come “inutilizzabile” e “scabrosa”.

Causa della censura sono, a quanto pare, i temi dell’omosessualità (è la CEI, che vi aspettate?) e della droga.
Il fatto è che molti altri film con tematiche simili ricevono solo il bollino “scabroso” (oltre a un breve e banale commento moralizzante) e non “inutilizzabile”, e in questi casi vengono solamente proposte discussioni o dibattiti dopo la proiezione. Se ci viene il cavillo di curiosare sul sito della Commissione, troveremo che gli stessi 50 Sfumature di Grigio e I Segreti di Brokeback Mountain non sono stati bacchettati cosí duramente. Allora qual è il problema?

Weekend, per la regia di Andrew Haigh, è la storia d’amore tra due uomini che nasce e si sviluppa in un, appunto, weekend, e che lascia i temi classici del coming out e dell’accettazione di sè sullo sfondo, per concentrarsi sul naturale sbocciare di una relazione reale.

L’idea è che ciò che risulta inaccettabile per questi signori in gonnella, è che, a quanto pare, questa pellicola riesce a mostrare una relazione gay come autentica ma ordinaria, in una parola: realistica.
Non dimentichiamo che per la religione cattolica, le relazioni gay sono in ogni caso qualitativamente inferiori a quelle etero, indipendentemente dalla fertilità di queste ultime. Per qualche abrakadabra teologico, i gay e le lelle vanno contro il disegno che Dio ha per l’uomo (il quale è convenientemente “rivelato” solo e unicamente alla Chiesa), e mostrare che la realtà smentisce Dio diviene “inutilizzabile”.

Sebbene sia diritto della CEI controllare le proiezioni all’interno delle sale che fornisce lei stessa, non si può rimanere interdetti dal fatto che esiste una vera e propria censura dell’espressione artistica là dove lo stato non ne prevede la presenza. È coerente che uno stato laico conferisca questo potere ad un ente religioso?

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2 Comments

  1. giovanni
    18 marzo 2016

    qual è si scrive senza apostrofo!!!!! e siamo all’università…. :(((((
    per il resto assolutamente d’accordo

  2. Marco
    20 marzo 2016

    Invoco la licenza poetica!!!!
    … Okay, okay, correggo. Grazie per la segnalazione!

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