Uomini e uomini: gay-friendly o no?

È ufficiale: “Uomini e Donne” sarà, per un giorno, “Uomini e Uomini”.
La popolare trasmissione della De Filippi, infatti, nella sua ricerca perpetua di audience, ha deciso di tentare la via gay-friendly, e produrrà, in futuro, una puntata arcobaleno.

Da alcuni membri della comunità lgbt, la notizia è stata accolta di buon grado; dopotutto si tratta sempre dell’occasione di essere sempre più visibili all’occhio pubblico. Altre persone, invece, considerano che una trasmissione come “Uomini e Donne”, difficilmente offrirà una rappresentazione corretta delle relazioni gay.

“Uomini e Donne”, infatti, fa già scempio delle relazioni etero, presentandone caricature, più o meno tragiche e più o meno comiche, che sono poi il motivo principale del suo appeal.
È difficile immaginare che venga riservato un trattamento diverso ad una relazione gay, specie quando l’immaginario collettivo che le riguarda offre una gamma cosí vasta di stereotipi e pregiudizi sfruttabili per creare scandalo, e quindi share.

Da un certo punto di vista, questo è bene, perchè come comunità, noi non vogliamo essere trattati in maniera diversa dalle persone eterosessuali, e se un programma rappresenta in un modo una relazione etero, allora deve poter rappresentare una relazione gay nello stesso modo.
Inoltre, per una persona gay (o di qualsiasi altro gruppo sociale, in effetti) rientrare negli stereotipi non deve essere motivo di vergogna; una persona ha ogni diritto di vestire, parlare e comportarsi come desidera, indipendentemente dal fatto che noi pensiamo che rinforzi uno stereotipo e che ciò sia vantaggioso oppure no. Anzi, il disagio che le persone possono provare di fronte a qualcuno che sia “stereotipicamente gay” deve essere combattuto e non avvallato, perchè quello stesso disagio è sintomo di una mentalità almeno lievemente omofoba.

D’altra parte non si può non pensare che “Uomini e Donne” e “Uomini e Uomini” siano, in effetti due programmi diversi.
Uno è percepito come finzione, l’altro, al contrario corre il pericolo di essere percepito come reale.
Il pubblico della De Filippi, prevalentemente eterosessuale, ha diretta esperienza di come si svolgono le relazioni etero, e sa quanto il programma le stravolga per l’interesse del pubblico. Al contrario, non tutti hanno avuto la possibilità di constatare che le relazioni gay e quelle etero sono semplicemente relazioni e basta, e perciò diviene verosimile che una buona porzione di pubblico non abbia la capacità critica per separare la realtà dalla finzione, specialmente quando la finzione riesce sfruttare e rinforzare preconcetti e stereotipi che spesso vengono già considerati verità.
È noto che, poi, senza andare a disturbare l’immaginario comune più deleterio (che vorrebbe le coppie gay come incostanti e infedeli, mere imitaziono di quelle etero), i semplici stereotipi riguardo ai modi di parlare e di vestire, specie se usati per costruire il personaggio del “gay”, creano una distanza che impedisce allo spettatore di entrare in empatia con una categoria di persone che ora vede come dei curiosi soprammobili.

Emerge sempre lo stesso problema: il pericolo di ridurre persone a figurine.

Non possiamo che sperare e confidare nella sensibilità e nell’onestà degli autori…

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